MuschiettiLab — ceramiche antidepressive

Chi sono

Martina con le sue gatte, i Muschietti

C’è stato un momento in cui ho capito che la ceramica mi aveva aiutata a risorgere da un anno buio, in cui la verità aveva preso il sopravvento dopo una diagnosi dura da accettare e che avevo bisogno di trasformare. Così ho ricominciato a mettere le mani in pasta, come ai tempi del liceo: era l’unico modo per sentirmi ancorata a qualcosa, a un senso, anche senza capire che forma stessi dando alle cose. Così tra la terapia e la ceramica sono arrivata a un punto in cui mi ritrovo a contemplare ciò che ho trasformato e che mi ha portata alla consapevolezza, con il bizzarro parallelismo che tramutare l’argilla era come tramutare me stessa: la ricerca di una forma che avesse senso per me, per il mio mondo e per il modo di mostrarmi al mondo.

Nel frattempo, tra me e il mio ragazzo era nato il termine «Muschietti» per chiamare le nostre gatte: buffe, disastrose, uniche. Un dialogo nostro, che porta con sé il significato di casa. Ed è stato naturale dare lo stesso nome a questo processo creativo, per dare un volto a qualcosa che mi servisse a ricordare di sorridere.

Avete presente quando il nome del vostro animale domestico all’inizio è Fluffy, poi diventa Osvaldo e non sapete nemmeno perché?

Yuko → Yukki → Yukichan → Muschio → Muschietto
Neko → Neki → Neskino → Muschietto

Più o meno è andata così. Quindi i Muschietti sono loro due. E senza di loro, devo dire, sarebbe stato un po’ più difficile superare certi momenti.

Targa in ceramica scritta a mano: qui trovi tutto ciò che per me rappresenta la spensieratezza